Abbiamo due possibilità teoriche: o il nuoto non si è evoluto come sport, e allora certe cose possono continuare esattamente come prima e in un modo o nell'altro la fortuna gira e tutti raccolgono qualcosa, oppure il nuoto si è evoluto e allora il mestiere di essere competitivi diventa un po' più incerto. Di che parlo? C'è un tema in giro per il mondo, non troppo allo scoperto ma nemmeno troppo nascosto, che tratta dell'età degli attuali e futuri campioni.
Lo squadrone americano si poneva il problema, prima della partenza per londra, dell'età media del team. Per la prima volta nella storia gli atleti americani in età da college erano in minoranza mentre tra quelli ancora a scuola si contavano troppe poche matricole rispetto al passato. Si descrivevano come una squadra di vecchi con alcuni highlander. Talmente vecchi che i soliti quattro detrattori del nuoto statunitense scommettevano a viso aperto sul fatto che gli Usa avrebbero perso competitività non appena si fosse ritirato phelps.
Sappiamo com'è andata alle olimpiadi: han vinto i vecchi (americani) e hanno stravinto a sorpresa giovani e giovanissimi con prestazioni da urlo, mentre tanti altri si sono messi in luce in maniera molto poco timida. Gli stati uniti abbozzarono al doping per la piccola Ye, campionessa cinese, salvo poi ricacciarsi la lingua in gola quando Ledecky, americana, la combinò ancora più grossa (la sua prestazione era più veloce del record nazionale della staffetta 4x200 della sua categoria...), e poi meilutyte che regola soni sui cento e una Franklin talmente annunciata che quattro o cinque ori non fanno notizia. Anche noi nel nostro piccolo, e a modo nostro, abbiamo portato un giovane paltrinieri in finale, o meglio, lui ci è andato... In generale quindi età media del campione olimpico è risultata molto bassa ed è arrivato anche il botto ritardato del fuscello yamaguchi che ha riportato il primato dei 200 rana in giappone proprio pochi giorni fa.
Ho sentito recentemente che il brasile ha varato un piano olimpico per il 2020 e oltre che coinvolge gli atleti già dall'età di esordienti, sappiamo che la cina non ha problemi a considerare un bimbo alla stregua di un professionista, che l'australia ha un metodo per valutare se a 13 anni un atleta sia d'interesse nazionale oppure no, che gli stati uniti hanno un sistema di gare e di informazione che rende il nuoto infantile ultra competitivo anche se vorrebbero vendercela all'opposto, e pare che i russi abbiano scoperto che i cinesi non sono del tutto scemi...
In tutto questo fibrillare tanti paesi non staranno a guardare e con competenza o meno, poveri bimbi, spingeranno perchè si diventi "nuotatore finito" prima di essere "finito" come nuotatore.
Noi da che parte stiamo? Siamo tra quelli che avrebbero o che non avrebbero competenza per anticipare i programmi? Siamo tra quelli che non lo dicono ma lo fanno, o tra quelli che non lo fanno e basta?
Cercare di ottenere delle prestazioni di rilievo da atleti sempre più giovani ha dei vantaggi, se si capisce come fare è tutto più facile: qualità neuroattive migliori, capacità di recupero incredibili, condizione mentale da favola, socialità tutta da costruire... E' indubbio che chi arriva prima al risultato, cioè ad esprimere il suo massimo potenziale atletico, ci arriva meglio. Più tardi il corpo riesce a completare certi adattamenti e più risorse da poter dedicare allo scopo si saranno nel mentre convertite ad altro. La crescita non sta in standby finchè un allenatore ha deciso che è il momento di insegnarti a fare l'atleta, più si riesce ad aderire e condizionare lo sviluppo e migliore sarà la resa. Non è un caso che esistano delle età minime per l'iscrizione alle varie discipline olimpiche.
Il nuoto non ha ancora vissuto la sua vera stagione infantile come ad esempio la ginnastica artistica, e mai la vivrà perchè è uno sport che, sebbene individuale, si ostina ad essere allenato in squadra. Impossibile in queste condizioni avere uno sviluppo tecnico eccellente in età precoce e allora "tutti salvi". Salvi per modo di dire perchè un'abitudine poco compresa del mondo del nuoto è quella di voler sopperire alle carenze tecniche dell'atleta con lo sviluppo metabolico dall'età prepuberale in avanti. Una selezione naturale che rende a molte vasche l'eleganza delle tonnare... (e ci si crede anche allenatori per questo) cosa che da sola spiega come mai si lasci questo sport presto e spesso definitivamente.
Il nuoto è giovane non bisogna biasimarlo, certe cose van dette perchè tutti possano riflettere e migliorare: la personalizzazione della tecnica esiste in qualunque disciplina. Non esistono due persone uguali e questo vale anche se non sono nuotatori (lo direste mai?), ma ovunque prima si impara la tecnica e poi la si personalizza. Nel nuoto invece accade l'inverso, cioè che per un certo periodo di tempo, diversi anni, si nuota un po' come viene mentre arrivano dall'allenatore meno indicazioni possibili sui movimenti da effettuare in acqua. Ad un certo punto, raggiunta una certa affermazione sportiva, si inizia a tenere conto dei cosiddetti dettagli. Secondo me troppo tardi perchè non si sia già sacrificato troppo materiale umano all'altare del dio carro davanti ai buoi.
Ovviamente le cose importanti non sono fare o non fare la esse, toccare la coscia con il pollice, entrare o uscire con il mignolo e le altre leggende metropolitane, ma tutta quella classe di fondamentali che non sarebbero ignorati così a lungo in nessuna disciplina al mondo. Mai si passerebbe sopra ad errori dello stesso livello, cose per cui gli studenti non sarebbero ammessi alle classi successive come posizione del corpo, posizione del capo, meccanica delle maggiori articolazioni (ginocchia, gomiti, polsi, spalle, caviglie, anche)... Questi dovrebbero essere una vera ossessione per atleti e allenatori fin dagli inizi. Come fai a rendere fluido un movimento che hai imparato a sedici anni? Ci credo che si continui a parlare del "talento" come di un miracolo. Nonostante tutto sia scritto, condiviso e condivisibile quanti atleti devono sfilare in una gara anche di livello nazionale perchè si veda una gambata a dorso come si deve? Eh già, ma lui è dorsista, mentre l'altro è ranista e via con i soliti contenuti di folklore. Per i calciatori la palla è rotonda e per noi l'acqua è bagnata. A ognuno il suo. Diamo tempo al tempo, non si vuole e non si deve insultare il lavoro di nessuno. Allenare è un mestiere complicatissimo e l'allenatore di nuoto è messo in una condizione non facile per svolgere il suo mestiere al meglio (come si deve essere sentito rossetto con pellegrini che gli nuota 4.14 agli europei?)
Ciò che mi chiedo è: Il nostro progetto rio 2016 parte già vecchio?